Nuova Ricetta per i porti di Venezia e dell’Adriatico – articolo su NEXUS

Nuova Ricetta per i porti di Venezia e dell’Adriatico – La guerra in Ucraina e la crisi mediorientale hanno avuto ripercussioni profonde sui traffici marittimi nel Mar Nero e nel Mediterraneo, causando difficoltà significative nei flussi commerciali e colpendo in particolare i porti dell’Adriatico.

La chiusura di alcuni porti ucraini e le restrizioni alla navigazione nel Mar Nero hanno costretto, infatti, numerose navi a modificare le proprie rotte, aumentando sia i tempi di trasporto sia i costi operativi. I porti italiani dell’Adriatico, tradizionali punti di snodo per le merci provenienti da queste aree, hanno registrato un calo dei volumi di traffico, con conseguenze economiche negative difficilmente bilanciate dalle alternative disponibili.

A complicare ulteriormente la situazione, la crisi in Medio Oriente ha accentuato l’instabilità, con attacchi yemeniti a mercantili diretti al Canale di Suez che hanno spinto molti traffici a preferire i porti del Nord Europa. I costi assicurativi per la navigazione nel Mar Rosso sono aumentati vertiginosamente, in parte a causa di precedenti minacce di pirateria.

Questo ha avuto ripercussioni dirette su tutta la filiera logistica dei porti italiani, riducendo la domanda di servizi tecnici e colpendo gravemente settori chiave come pilotaggio, rimorchio, ormeggio e bunkeraggio. Le imprese specializzate in questi ambiti, strettamente legate al traffico delle grandi navi, hanno subito un forte rallentamento delle attività.


Anche le imbarcazioni di servizio, essenziali per la manutenzione e il supporto tecnico nei porti, risentono della riduzione del traffico. La diminuzione delle opportunità di lavoro per queste unità ha aggravato le difficoltà economiche del sistema portuale, riducendo le entrate e la richiesta di manodopera specializzata. Questa contrazione colpisce l’intero cluster marittimo, evidenziando la necessità di strategie innovative per sostenere il settore e diversificare le rotte commerciali.


Il sistema portuale italiano richiede una revisione strutturale urgente, con un focus particolare sulla sostenibilità. La transizione verso i “green port” non può più essere rimandata. È essenziale ridurre i costi energetici attraverso l’elettrificazione delle banchine e dei mezzi di servizio, adottando soluzioni come la massiccia installazione di pannelli fotovoltaici sui tetti dei magazzini portuali e l’introduzione del mini eolico nei piazzali. Infatti, in queste aree già fortemente antropizzate, l’impatto delle torri eoliche sarebbe molto più contenuto che altrove, proprio perché tali strutture sarebbero inserite in un contesto ove sono già presenti vistose e grandi gru portuali.
Tali interventi, oltre a ridurre l’impatto ambientale, potrebbero rendere i porti italiani più competitivi e meno vulnerabili alle fluttuazioni dei costi energetici.

Tuttavia, le attuali Autorità di Sistema Portuale sembrano poco preparate ad affrontare questa transizione. Una possibile soluzione potrebbe essere il loro commissariamento, per semplificare i processi decisionali e avviare una riforma della governance portuale allineata agli standard europei.

Parallelamente, è fondamentale valorizzare le risorse umane interne e limitare il ricorso a consulenze esterne non essenziali, puntando invece su digitalizzazione e innovazione senza sovrapposizioni inutili.

Infine, un rapporto solido e costruttivo con le compagnie dei lavoratori portuali potrebbe rafforzare il sistema portuale nel suo complesso. Questi lavoratori, legati al territorio e fondamentali per la qualità e la sicurezza del lavoro, rappresentano una risorsa strategica per le città che ospitano gli scali.

Per affrontare le sfide di una realtà economica in continua evoluzione e segnata da emergenze ricorrenti, è essenziale adottare un approccio più ambizioso e coordinato per promuovere traffici sostenibili e garantire la competitività del sistema portuale italiano.

Nicola Odoardo Falconi

NEXUS – Inverno Primavera 2025


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