Il manager Nicola Falconi, alla luce di pregresse esperienze maturate all’estero è piuttosto perplesso sul tracciato della pista VEN.TO. lungo l’Isola d’oro.
Per il dr. Falconi infatti il percorso prescelto non rispecchia una visione turistica moderna, sostenibile, naturalistica ed accurata.
Il Dirigente valuta improvvisata e frettolosa la progettazione del percorso, che denota, in sintesi, una scarsa conoscenza del territorio.
La pista, per avere una giusta valenza paesaggistica, avrebbe dovuto essere tracciata sul lungo laguna e, ove possibile, sui Murazzi, con vista mare, nonché attraversare il più possibile le aree verdi pubbliche, rispettando le specie arboree.
Si è invece insistito in modo incomprensibile, forzato ed ottuso nell’allocarla prevalentemente sulla via Sandro Gallo, a discapito dell’ampiezza della carreggiata automobilistica, ora pericolosamente ed inutilmente ristretta.
Anche tra Ca’ Bianca e le Terre Perse, la ciclabile è stata collocata sul lato destro, in direzione sud, ove esiste un maggiore numero di pericolose interferenze con i passi carrai dell’area artigianale PIP. Al contrario, sul lato opposto queste interruzioni sarebbero state nettamente inferiori.
Pericolosissimi anche i cordoli in cemento, che separano la pista ciclabile dalla carreggiata automobilistica, poiché scarsamente visibili, sia di notte che in presenza di nebbia.
Non si è poi tenuto conto dell’opportunità tecnica di realizzare la pista, almeno in alcuni lunghi tratti, su passerella a sbalzo delle rive, come quelle già realizzate e molto apprezzate sul lungo laguna di Cavallino-Treporti o nella parte terminale del Ponte della Libertà.
Testardamente, non si è voluto trarre esempio virtuoso da positive realizzazioni già in essere, non solo all’estero ma anche nella stessa provincia.
Per l’imprenditore veneziano si sarebbe ancora in tempo per alcuni sostanziali aggiornamenti correttivi, ma purtroppo l’ostinata fretta d’impiegare i fondi PNRR stanziati continua a far perseverare i decisori nei grossolani errori iniziali, che sono ormai di tutta evidenza ed hanno originato forti proteste tra i cittadini e gli utenti.

Il Gazzettino, 30 gennaio 2026