Il Recupero del motoryacht affondato al largo di Cavallino-Treporti
Tecnologia subacquea, rilievi di precisione e tutela dell’ambiente
Un recupero che nasce dalla conoscenza del fondale
Si è conclusa nell’estate 2026 l’operazione di recupero del grande motoryacht affondato nelle acque antistanti il litorale di Cavallino-Treporti, in provincia di Venezia, dopo un violento incendio sviluppatosi a bordo.
L’incidente aveva fortunatamente consentito alle persone presenti di mettersi in salvo prima che l’imbarcazione venisse completamente avvolta dalle fiamme e perdesse l’assetto, fino ad adagiarsi sul fondale di circa 20 metri.
Il recupero di un’unità di queste dimensioni su un fondale sabbioso, non rappresenta tuttavia una semplice operazione di sollevamento. Prima ancora d’intervenire fisicamente sul relitto è necessario conoscere con precisione dove si trova, in quale posizione è adagiato, quali parti dello scafo sono rimaste integre e quali, invece, risultano compromesse dall’incendio e dall’impatto con il fondale stesso.
È proprio in questa fase che assume particolare rilievo il contributo di Safety-Sub, impresa veneziana specializzata nei rilievi idrografici di precisione e nelle operazioni tecniche in ambiente marino.

Dal rilievo alla progettazione dell’intervento
Ogni recupero subacqueo nasce da un’attenta attività di ricognizione. Nel caso del motoryacht affondato a Cavallino-Treporti, le verifiche sono state finalizzate a ricostruire nel modo più accurato possibile il relitto e l’area circostante, fornendo agli operatori e alle Autorità competenti gli elementi necessari per definire le modalità d’intervento.
La combinazione tra ispezioni subacquee, sistemi di geolocalizzazione e di osservazione remota, oltre che alla strumentazione idrografica ed acustica permette infatti di ottenere informazioni che una semplice immersione visiva non sarebbe in grado di garantire con la stessa completezza.
La professionalità di un’impresa come la cooperativa Safety-Sub si misura proprio nella capacità di trasformare questi dati in informazioni operative: individuare la posizione del relitto, valutarne l’assetto, verificare il rapporto tra scafo e fondale, identificare eventuali elementi dispersi e soprattutto individuare i punti più sicuri per procedere all’imbragaggio.

La sicurezza prima del sollevamento
I sommozzatori hanno quindi verificato le condizioni dello scafo, individuando le zone maggiormente idonee alla posa delle fasce e dei cavi destinati al sollevamento. Un’attività particolarmente delicata, considerato che la struttura dell’imbarcazione era stata sottoposta a temperature elevate durante l’incendio e successivamente aveva subito le sollecitazioni provocate dall’affondamento.
La scelta dei “punti di presa” deve pertanto tenere conto non soltanto della geometria dello scafo, ma anche delle sue condizioni strutturali.
Un’imbragatura errata o inadeguata potrebbe provocare deformazioni, cedimenti o addirittura la rottura di parti dello scafo durante la fase di sollevamento.
Safety-Sub, una competenza costruita sul campo
Nel contesto dell’operazione, l’impiego costante dell’unità idrografica “ANNICA F.” di Safety-Sub ha rappresentato un importante elemento della struttura operativa.
La disponibilità di un mezzo specificamente attrezzato per le attività di rilievo e supporto alle operazioni R.O.V. e subacquee consente infatti di lavorare con maggiore precisione e continuità, mantenendo il controllo dell’area anche nelle fasi più delicate dell’intervento, in stretto contatto con la centrale operativa della competente Guardia Costiera.
Per un’impresa che opera nel settore dei rilievi marini ed operazioni subacquee, disporre di mezzi nautici adeguati, significa soprattutto poter acquisire dati, effettuare verifiche, documentare le condizioni del fondale e supportare le squadre operative con informazioni aggiornate durante tutte le fasi dei lavori.

Un recupero progettato anche per proteggere il mare
In un’operazione di questo tipo il relitto non rappresenta soltanto un ostacolo alla navigazione o un manufatto da riportare a terra. È anche una possibile fonte di contaminazione.
Un’imbarcazione affondata spesso contiene carburante, oli, batterie, materiali anche divenuti tossici a causa d’incendio e altri residui che devono essere considerati con particolare attenzione.
Prima delle operazioni di sollevamento sono state predisposte panne galleggianti assorbenti e dispositivi antinquinamento, pronti a contenere eventuali fuoriuscite di idrocarburi o altri materiali contaminanti, a cura delle Guardie ai Fuochi del Porto di Venezia che, anche in questa circostanza, hanno dimostrato la loro elevata professionalità ed operatività.
L’obiettivo non era soltanto intervenire qualora si fosse verificato uno sversamento, ma soprattutto ridurre preventivamente il rischio ambientale associato alle operazioni di recupero.
Individuare preventivamente eventuali perdite, materiali dispersi o elementi potenzialmente pericolosi permette di organizzare le attività evitando spostamenti non necessari sul sedimento e limitando il più possibile l’impatto sul delicato ambiente bentonico naturale.

Il coordinamento con la Guardia Costiera
Le operazioni hanno coinvolto l’Ufficio Circondariale Marittimo – Guardia Costiera di Jesolo, i sommozzatori del 1° Nucleo Operatori Subacquei della Guardia Costiera di San Benedetto del Tronto, con il supporto della Direzione Marittima del Veneto – Capitaneria di Porto di Venezia, oltre alle aziende incaricate delle specifiche attività tecniche.
La Capitaneria ha disposto l’interdizione temporanea dello specchio acqueo interessato, creando le condizioni necessarie per lavorare in sicurezza e tutelare la navigazione.
Il sollevamento e il ritorno in superficie
Completate le attività idrografiche e subacquee e predisposto il sistema di imbragaggio, le fasce sono state collegate alla gru del motopontone prescelto per il sollevamento.
Il recupero è avvenuto progressivamente, evitando sollecitazioni eccessive sulla struttura danneggiata. Una volta riportato in superficie, il personale tecnico ha proceduto all’ulteriore svuotamento dell’acqua ancora presente all’interno dello scafo, riducendone il peso e rendendo possibile il successivo trasferimento.
Il relitto è stato quindi trasportato verso un sito autorizzato a Porto Marghera per l’effettuazione delle verifiche previste e le successive operazioni di trattamento e idoneo smaltimento.
Il fondale come elemento essenziale da tutelare
La rimozione di un relitto non può infatti considerarsi conclusa con il semplice riaffioramento dell’imbarcazione. Occorre verificare che nell’area non siano rimasti materiali, frammenti dello scafo, componenti meccanici, batterie o altri elementi potenzialmente pericolosi.
Le verifiche successive consentono quindi di accertare la completa rimozione dei materiali e di valutare le condizioni dell’area interessata dall’affondamento.
In questo senso, la capacità delle imprese locali come Safety-Sub di effettuare rilievi accurati assume anche una precisa valenza ambientale: conoscere ciò che si trova sul fondale prima, durante e dopo l’intervento permette di lavorare con maggiore controllo e di documentare l’effettivo risultato delle operazioni.

Una filiera di competenze specialistiche
Il recupero del motoryacht di Cavallino-Treporti dimostra come gli interventi subacquei complessi richiedano oggi una vera e propria integrazione di competenze. Infatti, le imprese nautiche coinvolte, appartenenti ad una realtà imprenditoriale tutta triveneta, hanno dimostrato di possedere esperienze tecnico-operative poste al servizio della tutela dell’ambiente marino.
È una filosofia di lavoro particolarmente importante in un territorio come quello veneziano e dell’Alto Adriatico, dove la presenza di fondali delicati, intensa navigazione e numerose attività marittime rende indispensabile intervenire con precisione, rapidità e rispetto dell’ecosistema.
L’operazione di recupero del motoryacht affondato a Cavallino-Treporti rappresenta, in definitiva, un esempio virtuoso e concreto di come rilievo, tecnologia, esperienza e tutela ambientale debbano procedere unitariamente.
Nel caso di Cavallino-Treporti, il recupero ha permesso non soltanto di rimuovere un relitto dal fondo marino, ma anche di eliminare una potenziale fonte d’inquinamento e di restituire all’area condizioni di maggiore sicurezza per la navigazione e soprattutto per l’ambiente costiero.
dr. Nicola Falconi
LAGUNAMARE anno XXV ottobre/novembre 2026 – n.149